Preparati per un mestiere che ancora non esiste ma che è richiesto

Posted by Andrea Alfieri on 10/01/19 17.40

"Fino al 2020 su 2,5 milioni di nuovi assunti previsti da Unioncamere più di 800mila saranno legati al digitale nel settore ICt.  In più il digitale contribuirà alla creazione di circa il 32% dei nuovi posti di lavoro fino al 2023......."


..... "Oggi l'85% delle piccole imprese è presente in modo decisamente inadeguato nel mondo digitale" servono competenze e consapevolezza da parte delle più piccole anche perchè  "La trasformazione digitale sarà il principale fattore di creazione di lavoro nelle economie più avanzate".


Donato Iacovone CEO di EYin  una intervista riportata parzialmente in questo articolo sottolinea l'arretratezza del nostro paese rispetto alla necessità, non più rinviabile, di adeguarsi al mondo digitale.

La Trasformazione Digitale delle aziende Italiane è in atto. Secondo una ricerca dell'Osservatorio Enterprise Application Governance la trasformazione digitale in Italia continua a crescere.

L’84% delle medie e grandi imprese italiane ha in atto un percorso di trasformazione della propria direzione IT. In particolare, il 44% delle organizzazioni sta introducendo nuovi processi, metodologie e strumenti di lavoro per una migliore collaborazione tra le figure coinvolte nei progetti, mentre il 39% sta adottando nuove modalità di lavoro con il business.


Questo è il vero problema. Ciò che si sta muovendo è la parte che riguarda trasformare i processi esistenti con nuova tecnologia. Si integra nuova tecnologia a processi esistenti pensando che questo possa essere sufficiente. Il vero problema è che solo il 30% sta inserendo nel proprio staff nuove figure e competenze. C’è la tecnologia, non ci si cura delle persone in grado di operare con essa, e quindi si concentrano gli sforzi a “convertire al digitale” la forza lavoro esistente.


Per carità, è legittimo, senonché la trasformazione Digitale è innanzitutto un cambiamento culturale; il digital è una forza propulsiva come acqua ed elettricità, in grado di spingere il cambiamento trasversale di ogni funzione aziendale, dalla vendita, alla ricerca e sviluppo, alle comunicazioni, al miglioramento dei processi interni, alla governance, alla riduzione dei rischi, al welfare dei dipendenti. Eppure la maggior parte degli investimenti vengono indirizzati solo nell’ICT.

La domande nascono spontanee “Perché... è così difficile trovare persone e professionalità digital da inserire”? Forse ...cambiare un software è più semplice che provare ad inserire in azienda alieni digitalizzati a fianco di stanchi e oberati baby boomer lamentosi? O forse … vuoi vedere che la maggior parte degli addetti aziendali non saprebbero neppure chi cercare, ne dove, ne come?”. Da persona che bazzica questo mondo ormai da qualche anno devo dire che le risposte sono chiare.


Ciò che le aziende Italiane, soprattutto PMI, stanno cercando, esiste eccome ma è troppo difficile capire come e dove trovarlo. Così come è praticamente impossibile per i referenti di queste aziende “capire” di cosa realmente abbiano bisogno, oppure riconoscere chi, la fuori, ha veramente ciò che serve per dare un reale contributo. Mancano metriche chiare che definiscano il modello Professionale necessario, si confondono smanettoni ed influencer per Professionisti del Digitale e ci si indigna che le cose non funzionino come previsto.


C’è una domanda di mercato da parte delle aziende italiane che le agenzie preposte (recruitment, head Hunter, interinali) non riescono a codificare ed intercettare perché ciò che viene chiesto è una professione che ancora non è codificata.  C’è una domanda di mercato che le Università Italiane non sono in grado di soddisfare perché i loro “percorsi formativi” faticano a restare al passo con un mondo che si muove ad una velocità mai vista.


D’altra parte chi si occupa di formazione come il sottoscritto,  intercetta talenti digitali ma non ha la struttura, né le competenze specifiche per strutturare un servizio di “placement” serio alle aziende. Eppure di talenti veri, ne incrociamo tanti, ogni giorno, nelle aule e sulla rete. Questi talenti sono spesso troppo grezzi, destrutturati e pur avendo spiccate competenze verticali digitali (utilizzano magnificamente gli strumenti) faticano a comprendere processi aziendali che dovrebbero aiutare ad evolvere. Per un giovane Millennials con competenze digitali inserirsi in una struttura aziendale tradizionale è come inserire il famigerato filo nella cruna dell’ago, bendati.


Esiste una domanda, esiste un’offerta, manca solo il modo di farli parlare la stessa lingua e smettere di guardarsi in cagnesco. Per farlo servono dei modelli chiari, sia da una parte che dall’altra, in grado di allinearsi e dialogare. Adesso non mi sento più solo.


Digital Tailor, per l’ambito comunicazione e marketing, lato destro del Business Model Canvas, è un primo passo. Prova a definire non solo un set di competenze, ma anche un approccio comportamentale, sistemico, organizzativo in grado di far distinguere lo “smanettone” dal professionista.

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