Creare una Scuola per il Futuro: le Gilde!

Posted by Andrea Alfieri on 23/04/20 13.47

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In un mondo sconvolto e smarrito come quello in cui ci stiamo svegliando ci sono delle opportunità da cogliere.

L’ecosistema italiano sembra non essere il più sviluppato, ma forse proprio per questo motivo c’è ancora la chance. Gli ecosistemi dell’innovazione che sono nati nel mondo hanno una serie di elementi in comune: in “The Rainforest: The Secret to Building the Next Silicon Valley” i due venture capitalist Victor W. Hwang e‎ Greg Horowitt hanno teorizzato in 14 assiomi gli elementi che devono essere presenti per portare al successo un contesto territoriale. In "Start-up Nation: The Story of Israel's Economic Miracle", Dan Senor e Saul Singer avevano già descritto alcune delle variabili che hanno contribuito al miracolo israeliano, nato da un contesto quantomeno difficile.

Il melting pot, le situazioni territoriali avverse, la cultura pionieristica, i livelli della società permeabili e non rigidi, una cultura del fallimento possibile in un contesto difficile e sempre “nuovo”, sono tutti elementi comuni al successo dell’ecosistema della Silicon Valley, così come a quello di Israele che è un Paese che è passato da esportare succhi di frutta ad esportare tecnologia in soli cinquant’anni.

Sembrano elementi molto lontani dal contesto italiano, ma non è sempre stato così.
In Italia si è vissuto un periodo unico al mondo di fervore e innovazione: il Rinascimento.
Il XV secolo fu un’epoca di grandi sconvolgimenti economici, politici, religiosi e sociali: espansione dell’Impero Ottomano, nascita degli stati moderni, scoperta delle Americhe, Riforma Protestante.

Con il Rinascimento arriva una nuova concezione dell’uomo. Secondo Burckhardt, la nuova percezione dell’uomo e del mondo che gli stava intorno sarebbe stata molto diversa da quella dei secoli precedenti. Il singolo individuo sarebbe stato ormai visto come un soggetto unico in tutto il creato, in grado di autodeterminarsi e di coltivare le proprie doti, con le quali potrà vincere la Fortuna (nel senso latino, “sorte”) e dominare la natura modificandola. Celebre è l’affermazione attinta dal mondo classico “homo faber ipsius fortunae” (l’uomo artefice della propria sorte - Wikipedia)

La chiara discontinuità rispetto al passato e l’idea che fosse un periodo di opportunità uniche ha fatto sì che si sviluppasse un ecosistema che ha permesso l’innovazione in diversi ambiti e discipline.
Quando ti avventuri in un’intersezione di campi, discipline o culture riesci a combinare concetti preesistenti in un grande numero di idee nuove e straordinarie. Il nome che scelto per questo fenomeno, Effetto Medici appunto, deriva da una grandiosa esplosione di creatività, avvenuta nell’Italia del Quindicesimo secolo.

I Medici erano una famiglia di banchieri fiorentini che finanziò un grande numero di personaggi geniali, attivi in discipline molto diverse. Grazie a questa famiglia e a poche altre che ne condividevano lo spirito, scultori, scienziati, poeti, filosofi, finanzieri, pittori e architetti, giunsero a Firenze. Là s’incontrarono e, imparando gli uni dagli altri, abbatterono le barriere che esistevano tra le varie discipline. Insieme diedero il via a un mondo nuovo, basato su idee nuove, passato alla storia come Rinascimento. Il risultato fu che la città divenne l’epicentro di una vera e propria esplosione creativa, inaugurando una delle epoche più innovative nella storia dell’umanità.  (Frans Johansson – Effetto Medici)

Lo stesso Leonardo da Vinci sviluppa il suo genio in quel contesto beneficiando dell’ecosistema delle “botteghe”
La bottega di un maestro come Verrocchio non produceva soltanto dipinti e sculture ma anche una gran varietà di oggetti: pezzi di armature, campane di chiese, candelabri, casse in legno decorate, stemmi, modelli per progetti architettonici, stendardi per le feste, nonché apparati scenici e fondali per spettacoli teatrali. Di rado le opere che uscivano dalla bottega (anche quelle di altissima qualità), realizzate in genere dal maestro insieme a un gruppo di assistenti, erano firmate.

Leonardo trascorse in questo ambiente creativo i dodici anni seguenti, un periodo durante il quale seguì diligentemente il corso rigoroso di un apprendistato tradizionale. Doveva dedicarsi al disegno su tavoletta e ad acquisire familiarità con i materiali dell’artista, che non si potevano di certo comprare già fatti. Era necessario miscelare i colori freschi ogni giorno, dopo aver sfarinato i pigmenti; Leonardo doveva imparare a fabbricare i pennelli, a preparare gli smalti vitrei, ad applicare l’oro dei fondi, e alla fine, dopo molti anni, a dipingere. Inoltre, avrebbe assorbito una quantità notevole di conoscenze tecniche osservando il maestro al lavoro su progetti di ogni tipo. Con il passare del tempo, mentre affinava le sue capacità imitando i più anziani, Leonardo, insieme agli altri apprendisti, avrebbe partecipato sempre più alla produzione della bottega fino a essere nominato a sua volta maestro ed essere accettato nella corrispondente associazione, o corporazione.

Nella bottega del Verrocchio, Leonardo non fu iniziato soltanto alle competenze tecniche e artistiche, ma anche a molte entusiasmanti idee nuove. La bottega era un luogo in cui ogni giorno c’erano discussioni animate sugli ultimi eventi. La sera si faceva musica; gli amici e i colleghi del maestro passavano per scambiare progetti, schizzi e novità tecniche; scrittori e filosofi in viaggio vi facevano visita quando capitavano in città. Molti degli artisti più importanti del tempo frequentavano la bottega di Verrocchio. Botticelli, Perugino e Ghirlandaio vi trascorrevano del tempo quando già erano maestri provetti per apprendere tecniche inedite e discutere idee nuove.
La Bottega Fiorentina del Quindicesimo secolo favoriva una sintesi unica di arte, tecnologia e scienza. (Fritjof Capra – La scienza universale).

Interessante vero?

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